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LA CHIRURGIA PLASTICA NON FA DIMAGRIRE, MODELLA
Togliendo i tessuti adiposi e cutanei in eccesso, rimodellando il corpo, la chirurgia estetica contribuisce a migliorare la qualità di vita delle persone obese; sotto l’aspetto fisico, diminuendo il sovraccarico dei vari organi, e psichico, migliorando il rapporto con il proprio corpo.
di Luca Piovano, chirurgo plastico Roma
Quando nasce l’obesità?
Il cambiamento delle abitudini di vita indotto dallo sviluppo della società industriale ha influito verosimilmente sul nostro stato di salute determinando la prevalenza di alcune patologie su altre. "Insieme al gruppo delle malattie tumorali e degenerative" spiega Luca Piovano, chirurgo plastico di Roma, "possiamo annoverare anche quelle conseguenti a iperalimentazione. In Europa come negli Stati Uniti si considera che una persona su due abbia un peso corporeo superiore al proprio standard".
L’obesità non può in nessun caso esprimere una condizione di benessere psico-fisico ma, al contrario, deve essere considerata uno stato di malattia che a sua volta predispone a patologie ancora più gravi.
Cosa significa obesità?
"L’obesità, o polisarcia adiposa, è la condizione che si verifica quando abbiamo un eccesso di massa grassa che oscilla intorno al 17% nel maschio e 25% nella donna" sottolinea l'esperto, "e diventa evidente nella persona quando è superiore al 20% del suo peso forma".
L'obesità è in aumento in tutti paesi occidentali, tanto da essere definita come una epidemia "anche perché ad esserne coinvolti non sono solo gli adulti" continua Piovano. "Al contrario la crescita vertiginosa dell’obesità infantile in questi ultimi dieci anni è diventata uno dei problemi più sentiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità." Negli U.S.A. infatti, contribuisce a 300.000 morti/anno, diventando in tal modo la 2° causa di morte dopo il fumo.
Quando interviene la chirurgia plastica?
Secondo le indicazioni del dottor Piovano, l’intervento del chirurgo plastico può esser suddiviso in due tempi:
PRIMA DEL DIMAGRIMENTO l’intervento di chirurgia plastica è considerato un atto terapeutico iniziale nel trattamento riabilitativo del grande obeso. I pazienti obesi “refrattari” così, vedendo un rapido miglioramento, anche se parziale, della propria immagine corporea sono portati a perseverare nel regime dietetico, arrivando a risultati che sembravano irraggiungibili prima dell’intervento chirurgico.
DOPO DIMAGRAMENTO l’intervento è volto ad eliminare la flaccidità e l’eccesso cutaneo residuo tanto più evidenti, quanto più drastico è stato il calo ponderale. Tali effetti del dimagramento portano spesso a sfigurare il fisico, distorcendo l’immagine corporea di se stessi e limitando la persona nelle attività sociali e nei rapporti interpersonali. In definitiva, il soggetto pur non essendo più obeso, è ancora deluso in quanto è ben lungi dall’aver raggiunto una condizione di benessere psico-fisico.
La correzione chirurgica del contorno corporeo, nota agli esperti come Chirurgia Bariatrica, comporta tattiche chirurgiche il cui obiettivo finale è il ripristino della tonicità cutanea e/o la riduzione dei volumi, il tutto, nel rispetto dell’entità anatomo-morfologica delle strutture implicate nella correzione.
L’intervento di addominoplastica è indicato per migliorare lo sconforto fisico associato ad un pannicolo dermo-adiposo addominale in eccesso, “grembiule addominale”, talvolta complicato da una rilassatezza della parete addominale. Oltre che a migliorarne la sua forma tende a restituire un profilo naturale ed un rapporto normale tra: torace-addome-arti inferiori.
L’intervento trova indicazioni in presenza di dolori alla schiena ed alle spalle indotti dall’eccessivo peso dell’addome; irritazioni croniche cutanee della regione pubica;
restrizione dell’attività fisica e sessuale, dovuta all’aumentato volume e peso del grembiule addominale; insoddisfazione della propria immagine corporea in relazione alle dimensioni del proprio addome.
"L’intervento di riduzione può esser praticato a qualsiasi età, dopo la pubertà. Ciò nonostante molti decidono di intervenire dopo eventuali dimagramenti, prefiggendosi la correzione d’eventuali modificazioni.
L’intervento comporta una cicatrice che è localizzata in regione sovrapubica trasversalmente e si estende ai fianchi. La flaccidità cutanea delle cosce/braccia associata o meno a lipodistrofia" conclude l'esperto "è motivo d’inestetismo che il più delle volte affligge donne obese e ancor più ex-obese. Tale dismorfismo può presentarsi nell’obesità con accumulo/riduzione distrettuale d’adipe. Il Lifting delle cosce/braccia ha come obiettivo quello di rendere rispettivamente le cosce e le braccia più armoniose nel contesto delle proporzioni del rapporto tronco/arti inferiori e superiori. Può essere associato a liposcultura" continua Piovano "laddove, oltre alla accentuata lassità cutanea sussista una lipodistrofia localizzata. In questo caso, la correzione chirurgica prevede essenzialmente la riduzione del volume e l’aumento del tono cutaneo.
Quali sono i rischi?
"I pazienti obesi sono pazienti a rischio" spiega il chirurgo plastico "I loro organi e apparati lavorano al limite delle rispettive riserve funzionali e quindi sono meno capaci di rispondere al sovraccarico che si verifica in seguito a un trauma chirurgico.
Quindi occorrerà preparare il soggetto all’intervento sia dal punto di vista clinico, stabilizzando i parametri vitali, sia psicologico considerando le sue aspettative.
La programmazione chirurgica segue un’attenta valutazione del soggetto, una preparazione del paziente, sino ad una stabilità ponderale, e quindi una pianificazione del trattamento da eseguire in uno o più sedute operatorie".
Il Servizio Sanitario Nazionale ammette gli interventi non a fini puramente estetici ma solo quando la dismorfofobia (l'alterata percezione del proprio corpo) costituisce un evento patologico.
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